«questa Vergine senza dubbio non è divina; … è dolce, tenera e toccante come una madre. Il pittore ha preso a modello una povera ragazza e un bambino del popolo, e guardandoli con gli occhi della devozione, dell’amore e della fede li ha resi la Vergine Maria e il Dio bambino».
J. G. D. Armengaud, Les Galeries publiques de l’Europe: Rome, 1856
L’ambientazione spoglia, un muro scabro e il cielo livido, suggeriscono povertà e precarietà. Un’edera e un roseto infittiscono la penombra ai lati della figura. La Madre – una bellezza spagnola, bruna dalla carnagione lattea – vestita di rosa, d’azzurro e di giallo spento, ha interrotto per un attimo l’allattamento del Figlio. Entrambi ci guardano, con grandi occhi neri, intensi come lava che scava nelle nostre anime.
Un’opera famosa in tutta Europa nei secoli passati, resa tale proprio per la sua bellezza disadorna, così intensa perché vera e quotidiana.
Con un dipinto che richiama il ruolo della bellezza e della verità nelle nostre vite, auguro a tutti un buon anno.

Bartolomé Esteban Pérez Murillo (Siviglia, 1º gennaio 1618 – Cadice, 3 aprile 1682), Madonna del Latte detta “Zingara”, 1675, Gall. Naz. d’Arte Antica, Roma
