Nella Venezia di metà Settecento, il caffè è un rito e una moda.
Sullo sfondo del locale, il lungo bancone è interrotto dalle alzate di cristallo. Lo scaffale in legno retrostante mostra vasi in ceramica, brocche e stoviglie per la preparazione e il servizio del caffè e della cioccolata. Un’immagine sacra sorveglia la scena dall’alto della sovrapporta al centro.
La dama elegantemente vestita di damasco giallo e mantellina scura siede civettuola e tutti le si muovono attorno per compiacerla: un servitore le porge la tazza su un vassoio, il proprietario della bottega le versa il caffè, e il suo accompagnatore cerca i denari nella borsetta.
A destra entra in scena un’altra coppia aristocratica. Un gentiluomo, dal ricco abito damascato, nasconde la propria identità sotto la bautta e il tricorno nero. Lo segue una dama, a viso scoperto, elegante e ritrosa. Sono accolti da una nana che questua attenzione ed elemosina. Due cani giocano in primo piano.
Pietro Longhi giunge alla fama proprio celebrando i riti e le mode della società aristocratica del Settecento, e il rito del caffè diventa uno status symbol.
Pietro Longhi (Pietro Falca), att., La bottega del caffè, 1750-1770 circa, Vicenza, Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari
