Nella notte percorsa da venti caldi e verdeggianti, risuona un ruggito ancestrale.
La tigre balza aggressiva verso lo spettatore – contorno nero inquieto e striature accese – con le fauci spalancate. Il ruggito deforma il muso, espone i denti candidi che spiccano tra il fulvo del manto e la leggerezza delle vibrisse.
Gli occhi fieri e scuri ipnotizzano la preda e inchiodano la nostra attenzione.
Antonio Ligabue, (Zurigo 1899 – Gualtieri 1965), talento autodidatta e nomade tra la Svizzera e l’Italia, spirito inquieto per disagi economici, fisici e mentali, ha elaborato uno stile personale che ritrova nell’espressionismo e nella violenza del colore di Van Gogh e di Gauguin i riferimenti principali.
Antonio Ligabue (1899-1965), Testa di tigre, 1957, Olio su faesite, Franco Maria Ricci – Labirinto della Masone
