Federico Zandomeneghi, “l’impressionista veneziano”


“Guardando, ascoltando, discutendo, mi trasformai e come per tutti gli altri, da Pissarro a Degas, da Manet a Renoir, la mia vita artistica fu una successione di infinite evoluzioni che non si analizzano, che non si spiegano, che dipendono dall’ambiente, da circostanze particolari delle quali nessuno può rendersi conto esattamente”(F. Zandomeneghi, 1914)

Luna di miele, 1878

Veneziano di nascita e per senso del colore, Federico Zandomeneghi (2 giugno 1841 – Parigi, 31 dicembre 1917) cresce in una famiglia di scultori neoclassici, noti per la tomba ottocentesca dedicata a Tiziano nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Tuttavia la scultura non doveva essere il suo destino.

Donna in corsetto

Infervorato dagli ideali patriotici italiani, nel 1860 partecipa alla spedizione dei Mille di Garibaldi. Nel 1862 lo troviamo a Firenze, dove frequenta il gruppo dei Macchiaioli, e il circolo di Diego Martelli. In questo periodo diviene uno dei maggiori esponenti della tendenza del verismo a sfondo sociale. 

Riflessione, 1895

Nell’anno anno cruciale per la nascita del movimento degli Impressionisti, il 1874, Zandomeneghi si trasferisce a Parigi ed entra in contatto con questi artisti innovatori. Abbraccia le loro idee e partecipa a quattro mostre. Condividendo l’amore per il disegno e la tecnica del pastello, stringe una sincera e duratura amicizia con il burbero Edgar Degas.  

La giacca rossa, 1895

Proprio Degas lo introduce nella cerchia del mercante Paul Durand-Ruel, che lo prende sotto la sua protezione. Molte opere di Zandomeneghi vengono esposte nella la sua rinomata galleria al 16 di Rue Lafitte. Questa importante collaborazione garantisce a Zando (così veniva chiamato) un costante successo di vendite e di pubblico, fino alla morte, avvenuta nel 1917. 

Il te, 1893

Assieme a Giovanni Boldini e a Giuseppe De Nittis, Zandomeneghi compone il terzetto di artisti che venne battezzato “Les italiens de Paris”. Tuttavia, a differenza di Boldini, le cui modelle esprimono seduzione e sensualità, e di de Nittis, che rimane ammaliato dalla gentildonne eleganti della mondanità, Zandomeneghi si accosta allo stile e ai generi di Renoir e di Degas.  Con loro condivide anche i titoli di alcune opere. 

La ballerina (Visita in camerino) – 1890 c.

Sceglie di rappresentare ragazze della borghesia, sorprese nella semplicità e nella intimità dei loro gesti quotidiani, con composizioni dai tagli diagonali che accentuano il senso voyeuristico della situazione.

Il risveglio, 1895

Superbe sono le sue interpretazioni delle donne che leggono… che come si sa, sono sempre pericolose! 

Un buon libro, 1897

 Dopo il 1890 studia con attenzione la tecnica dei pittori divisionisti, in particolar modo dell’astro nascente Georges Seurat. 

Matinée musicale, 1895-1900

Nelle sue tele, indiscrete ma eleganti, coglie il senso della modernità e dell’emancipazione della donna, creando fitte trame con una stesura vibrante, giocando con i colori della sua terra e della tradizione rinascimentale. 

Curiosità, 1912 c.


Una replica a “Federico Zandomeneghi, “l’impressionista veneziano””

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