Dantedì – Alberto Martini


Alberto Martini (1876 – 1954) è stato un artista poliedrico, difficilmente etichettabile, che nella sua produzione artistica si è mosso con originalità tra espressionismo, simbolismo e pre-surrealismo. Del testo dantesco Alberto Martini coglie la deflagrante visione simbolica e ne offre una sua geniale interpretazione, che si può rintracciare nelle singole tavole.

Abbiamo scelto di commentare quella dedicata a Caronte. (Inferno, III, 109-111). Il nocchiero delle anime presso il fiume Acheronte, con tratti demoniaci si erge sulla barca come un gigante dai piedi ungulati. La lunga barba bianca gli copre il torso. La testa è circondata da un alone luminoso mentre gli occhi fiammeggianti esprimono la sua essenza iraconda. Con presa salda impugna un lungo remo con cui percuote le anime dei disgraziati, stipate nella barca. I dannati sono un ammasso di spettri deformati dal terrore, con occhi sbarrati e sguardi dolorosi, rassegnati e smarriti. Il registro grottesco permette a Martini di esprimere tutta l’angoscia delle anime. Nella cornice esterna Martini appunta: III° (sic!ACHERONTE / CARON DIMONIO/ intorno agli occhi avea di fiamme rote/” così sen vanno su per l’onda bruna

Continua a leggere l’intero articolo nell’Aula di Leggere di Zanichelli al link Orrore e meraviglia. La Divina Commedia di Alberto Martini


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