Un gatto striato rosso è accovacciato su una poltroncina. Le tende di sontuoso broccato verde fanno da cortina. Su un tavolino scuro un mazzo di fiori rosa e papaveri. Una scena d’interno con prospettiva instabile accesa di colori brillanti che creano un’aria di primavera.
Marie-Clémentine non era adatta a una vita normale. Sarta, cameriera, fioraia, acrobata, modella e infine pittrice. Viso intenso e sguardo maliardo, chioma ipnotica. Vita frenetica e amori folli, relazioni brucianti con pittori celebri e sempre attempati come Renoir, Degas, Zandomeneghi e Puvis de Chavannes, che le valsero il suo appellativo: Suzanne, in ricordo della biblica eroina spiata dai vecchioni. Non c’era spazio nella sua vita per mezzi toni, come nella sua pittura.
Amava i gatti, ne ritrae molti.
Suzanne Valadon (Bessines-sur-Gartempe, 23 settembre 1865 – Parigi, 7 aprile 1938), Bouquet e un gatto, 1919

