Incoronazione di spine di Caravaggio


“Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto. E, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo” (Mt 27,28-29).

I due flagellatori, popolani vestiti modestamente, imbracciano i bastoni con cui si accaniscono contro Cristo. Un cavaliere con armatura lucida, appoggiato come uno spettatore a una balaustra, ci offre il fianco destro, lumeggiato di esaltati riverberi.
Il centro dolente del dipinto è la figura accasciata di Cristo, ammantata di rosso, con il capo chino, dal profilo apollineo e rassegnato.
Se la forza bruta dei carnefici incarna il principio di dinamismo, la sofferenza immobile di Cristo vive dell’intima accettazione della sua passione.
La luce, sciabolata da sinistra in alto, esalta il rosso regale del manto, il nero squillante dell’armatura del cavaliere, e i bianchi delle camicie dei carnefici e delle altere piume del cappello.

Opera di grande fascino di Caravaggio del periodo romano, probabilmente faceva parte della raccolta del marchese Vincenzo Giustiniani, uno tra i suoi primi estimatori.

Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571/1610), Incoronazione di spine, 1603 c., olio su tela, Kunsthistorisches Museum, Vienna


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