Cosa c’è di più dolce che avere una persona cui confidare tutto,
senza timori, come a te stesso? (Cicerone, De Amicitia)
Per celebrare questa giornata, ricordo un pittore veneziano naturalizzato parigino, Federico Zandomeneghi, che ha ritratto spesso donne in conversazione o che prendono il té. Attraverso lo stile dell’impressionismo, egli ha reso questo mirabile concetto di vicinanza e affetto che è l’amicizia.
Queste due ragazze, vicinissime, sono appoggiate al copritavolo color malva. Una scansione cromatica oppone la ragazza mora, in camicetta blu, all’amica dalla chioma rossa, che indossa, sotto un ampio collo di pizzo, una blusa screziata pesca su gonna rosata. Ampi merletti decorano i polsini, evidenza di gusto e di mondanità.
In pose complementari, traducono l’ascolto benevolo e la confidenza intima. Mani e sguardi si intessono al centro della tela: dischiusi gli occhi, sfiorate e congiunte le dita.
Come ha notato il suo biografo Piceni, nella rappresentazione delle donne, Zandomeneghi si differenzia sia dall’indiscreta e talvolta aspra visione di Degas sia dall’iperbole mitologica e sensuale di Renoir, per dar vita a una realtà borghese, vera e intessuta della poetica del quotidiano.
Federico Zandomeneghi (1841-1917), Conversazione, 1894, Christie’s (2024).
