Filastrocca del mese di giugno,
il contadino ha la falce in pugno:
mentre falcia l’erba e il grano
un temporale spia lontano.
(G. Rodari, Filastrocca del mese di Giugno)
Giugno è il primo dei mesi estivi che raccontano i lavori più gravosi e più celebrati, quello della raccolta del grano. Un contadino scalzo, con la falce in mano, miete le spighe mature. E’ vestito con cura e semplicità: una corta tunica, stretta in vita da una cintura, si modula in poche e ampie pieghe. Volumi solidi e gesti solenni intonano un’atmosfera lirica. Il volto calmo e impassibile e l’aspetto curato ne definiscono il ruolo di perfetto cristiano, che opera nel mondo per la propria redenzione e in accordo con la comunità.
Il ciclo dei Mesi e delle Stagioni, scolpito da Benedetto Antelami verso il primo quarto del Duecento e oggi collocato nel Battistero di Parma, rappresenta in chiave salvifica e simbolica il mondo del lavoro medievale legato al trascorrere delle stagioni e all’influsso degli astri.
Esplicita il legame indissolubile tra il tempo dell’uomo, il tempo cosmico e il tempo di Dio.
Con scene semplici ed essenziali, il ciclo restituisce tutta la bellezza disadorna del reale, delle attività manuali ed economiche di un popolo operoso, “il popolo di Dio”, lavori che si trasformano, a livello spirituale, in attività per la redenzione ed espiazione dal peccato originale, in linea con la cultura e spiritualità medievale.
Benedetto Antelami (1150 ca./ 1230 ca.), Giugno, sec. XII/ XIII, marmo, Battistero, Parma

