Le età dell’uomo, l’inevitabile trascorrere del tempo, l’eterno cerchio della vita che si chiude e si rigenera ogni volta.
L’infanzia innocente è rappresentata dal bambino paffuto che sogna beato sotto lo sguardo lieve della fanciulla, simbolo della giovinezza, che offre le rose come pegno d’amore ad un maturo armigero, che ricambia l’invito con ardore. Di spalle, si allontana un vecchio curvo e canuto, l’uomo che ha iniziato l’estremo viaggio, e con il gesto della mano sembra indicare la sua eredità nell’ultimo sguardo al bambino.
Suggestiva può essere anche una lettura mitologica: i due amanti clandestini potrebbero essere Marte e Venere, accanto a Cupido dormiente, mentre il vecchio Vulcano, volge le spalle, ignaro dell’inganno.
Un’opera del famoso pittore fiammingo Antoon Van Dyck, allievo del grande Rubens, dipinta durante il suo soggiorno italiano, qui omaggia, oltre allo stile del maestro, anche la pittura di Tiziano.
Antoon Van Dyck (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641), Le quattro età dell’uomo, 1621-25 c. , Vicenza, Museo Civico
