Il consiglio alla vendetta di Hayez


Spunta il mattino, deserta è l’ora,
Nobili e plebe nel sonno ancora.
Sol due patrizie passan la via

Maria, soffocata dal pianto per il tradimento del suo amato, si è tolta la maschera, e si sta arrendendo a quel dolore straziante.
L’amica Rachele, volitiva e impetuosa, vuole vendicare l’affronto subito, consegnando la denuncia anonima che reca in mano nella Bocca di Leone di Palazzo Ducale.

Poi che l’ infame che te tradisce
Contra Vinegia congiure ordisce.
Qui stan le prove de’ suoi delitti:

La condanna del traditore è umana e politica. Non c’è assoluzione per l’infedele.

La scure o il laccio sia la mercede
Di chi due volte tradì la fede. […]

Maria, in un ultimo singulto d’amore verso il reo, è indecisa tra vendetta e perdono:

La tua sola vendetta è questa:
Ira mi sprona, pietà m’ arresta….

(“Versi editi e inediti di Andrea Maffei“, Firenze, 1858)

Con gli occhi illanguiditi dal pianto, Maria, di nero vestita, si staglia di verde vestita ombrata di nero, già a lutto per il suo amore perduto. Veli scuri si aprono a esaltare la scollatura eburnea. Rachele, ammantata di mistero a nasconderne l’identità, attraverso il profilo nero della bauta sibila la subdola vendetta. Il dipinto si gioca sugli opposti: eros e thanatos, amore e odio, vendetta e perdono, resi dalla solenne maestria di Francesco Hayez nella scelta delle pose e dei contrasti.

Due romanze dell’amico poeta Andrea Maffei ispirarono Francesco Hayez a creare “il trittico della vendetta”, di cui fa parte questo dipinto.

Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 12 febbraio 1882), Il consiglio alla vendetta, 1851, Vienna, Liechtenstein Museum


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