L’Immacolata dell’Escorial


“[Lei] sola tra i figli di Adamo non fu figlia di morte, o dell’ira, o della colpa, ma figlia della vita e della grazia”

(S. Dionigi)

Vaporose nuvole dorate in una mandorla di luce si sfaldano per incorniciare l’apparizione della Vergine, ammantata di sete candide, e avvolta in un mantello che nel panneggio nasconde e disvela le modulazioni dell’azzurro intenso del cielo nelle sere estive.

Un piccolo corteo di teneri e paffuti putti sorregge il crescente lunare che accompagna il suo passo. Festosi portano le insegne del suo trionfo: alcune rose rosa, un ramoscello d’olivo, i gigli e una palma del dolore.

Incantatrice, con la chioma ambrata sciolta sulle spalle, la Vergine Immacolata di Bartolomé Esteban Murillo è un’adolescente dagli occhi grandi e dalle gote rosate.

L’opera, che si ricollega alla consolidata tradizione sivigliana, è conosciuta come Inmaculada del Escorial perché viene citata per per la prima volta nelle collezioni del Monastero reale dell’Escorial nel 1788, durante il regno di Carlo IV di Spagna.

Bartolomé Esteban Murillo (1617–1682), La Inmaculada del Escorial, 1660-65, Madrid, Museo del Prado


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