“[Pittore] del vero nei suoi effetti più naturali e più spontanei, [… è] Niccolò Cannicci, un ingegno quieto, ma vigoroso, un colorista di polso, un poeta nell’arte.
Ho sempre ammirati colla più viva compiacenza gli studj riuscitissimi, i soggettini parlanti, le figurine ben disegnate, mosse, animate di quella vita che non ha nulla di straordinario, di soprannaturale.
Anche il Cannicci studia ed illustra la vita dei campi, la quiete dei villaggi, la semplicità de’ costumi dei nostri monti e sa presentarci poi dei quadri veri e interessantissimi” (Arte e storia, 1886)
La vendemmia nella campagna toscana. Un carro rosso con un tino, accanto ai buoi bianchi, specchiati di sole con ombre d’inchiostro.
Ritorna con la cesta sulle spalle la ragazza, al centro del quadro, verso i bambini che in primo piano piluccano l’uva. Il più piccolo, in scorcio, dorme con il cappello sulla testa. A sinistra, donne di spalle, operose sulle scale raccolgono i frutti, e li depongono sulle ceste appese e penzolanti dai rami.
I toni bruciati della campagna e dei vestiti dei contadini sanno di terra e fatica. La tassellatura di verdi della vegetazione crea effetti fragranti, sull’orizzonte alto che lascia poco margine al cielo velato di foschia.
Niccolò Cannicci (San Gimignano, 29 ottobre 1846 – Firenze, 19 gennaio 1906), Nei campi, 1890 c., coll. priv.

