Venezia, 1866. Regno Lombardo-veneto. Interno di una chiesa. Tre donne pregano fervidamente davanti a un altare. Un gruppo dolente. Due popolane, prostrate sui banchi, sono annientate dal dolore, dipinte con la passione che i grandi sentimenti portano con sé sulla tela. Ritta come una statua rimane la terza, pietrificata dall’attesa. Si respira un ascetismo venato dall’amor di patria e di famiglia.
I loro scialli, infuocati dai toni del tricolore, gridano ciò che non si può raccontare. Loro, le donne, possono solo pregare che i fratelli ritornino dalla Terza Guerra d’Indipendenza.
Oltre il quadro, è lasciato a noi immaginare il marciare dei battaglioni, il fragore delle artiglierie, i campi bagnati di morte e infine le grida della vittoria.
“in questa penombra contristata di presentimenti e di lagrime, in “I fratelli sono al campo”, (Mosé Bianchi) resterà parente di Velasquez per il pennello, parente di Rembrandt per la punta d’acciaio.” (L’arte in Italia, 1870)
Mosé Bianchi (1840-1904), “I fratelli sono al campo! Ricordo di Venezia”, 1869, Pinacoteca di Brera, Milano
