“Natale Schiavoni, in ogni parte del colorito valentissimo; ma nell’ombra poi inimitabilmente sommo.” — Pietro Selvatico
Natale Schiavoni (Chioggia, 25 aprile 1777 – Venezia, 16 aprile 1858), dopo gli esordi a Chioggia, frequenta l’Accademia a Venezia e qui incassa le lodi di Ugo Foscolo, sensibile alle sua pittura elegante e seduttiva. Dopo un soggiorno a Firenze, decide di trasferirsi a Trieste, attirato dal ricco e vivace mercato dell’arte. La città, con il suo cosmopolitismo e il passaggio del turismo internazionale, offre molte opportunità al pittore.

La sua affermazione nel campo della ritrattistica è legata alla personale lettura della tradizione pittorica veneta del Cinquecento. Coetaneo e amico di Antonio Canova, i due artisti condividono la stessa visione della grazia neoclassica.
Durante il periodo napoleonico soggiorna a Milano alla corte del Vicerè d’Italia Eugenio di Beauharnais.
Durante il periodo della restaurazione austriaca, dal 1816 al 1821 si trasferisce alla corte nella Vienna, presso l’Imperatore Francesco I. Qui ottiene molti successi come ritrattista, sia nella tecnica a olio e sia nella realizzazione di belle miniature.

Ritornato a Venezia, pur con frequenti contatti con i paesi tedeschi per le commissioni, apre a Palazzo Giustinian sul Canal Grande una famosa galleria d’arte, a cui affianca la fiorente attività di restauratore di dipinti antichi.

Assecondando il gusto biedermaier, le sue bellezze muliebri – odalische, dee, grazie, veneri – dipinte in allusive ambientazioni esotiche e seducenti, ottengono un notevole successo di mercato.

L’incarnato d’avorio, lo sguardo languido e ammiccante, mai spavaldo e sempre timidamente complice, tutto sottende una timida seduzione, che solletica l’intelletto e intriga lo spettatore.
Il successo di questo genere gli valse il soprannome di “pittore delle grazie”.
