Boccaccio Boccaccino “eccellente pittore”


Nelle sue “Vite dei pittori antichi” del 1795 Luigi Lanzi lo definisce “il miglior moderno fra gli antichi, e il miglior antico fra’ i moderni”.

Boccaccio Boccaccino nasce a Ferrara tra il 1462 e il 1466. Si forma in città guardando la pittura di Ercole de Roberti. Successivamente soggiorna a Venezia dove assimila il colorismo veneto di Giovanni Bellini e di Giorgione, il grafismo di Alvise Vivarini e la calma assorta di Cima da Conegliano.

Madonna col Bambino 1499–1500 circa Padova, Musei Civici

Ritornando nel 1494 a Cremona resta ammirato di una pala di Perugino. Personalità controversa, Boccaccino è un attaccabrighe che viene arrestato per percosse a Milano nel 1497. Ne esce solo grazie all’interessamento di Antonio Costabili, diplomatico della corte estense, che lo raccomanda al Duca Ercole I come uno “de li primi maestri dell’arte sua”. L’artista risiede nella corte estense dal 1500. 

Boccaccio Boccaccino, Adorazione dei pastori, 1500-07, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Diventa celebre eseguendo i cicli di affreschi in Sant’Agostino a Cremona e del Duomo di Ferrara, in parte perduti. Boccaccino infine fugge da Ferrara perché è accusato dell’assassinio della prima moglie. Così ripara a Venezia dove rimane e lavora fino al 1505. Morta la seconda moglie, torna a Cremona e partecipa alla decorazione della navata maggiore del Duomo. 

Nel 1510 si sposa per la terza volta e negli anni 1515-19 affresca gli archi della navata centrale del Duomo a Cremona, insieme ad altri pittori: Romanino, Pordenone, Altobello Melloni e Gianfrancesco Bembo.

Definito da Giorgio Vasari nelle Vite, “raro” ed “eccellente pittore”, Boccaccio Boccaccino muore a Cremona nel 1525.

Boccaccio Boccaccino, Zingarella, 1504-1505, Galleria degli Uffizi, Firenze

La Zingarella di Boccaccio Boccaccino è uno dei quadri più celebri del Rinascimento. Questa piccola tavola a sfondo scuro inquadra una fanciulla a mezzo busto, dai lineamenti esotici che ci guarda con luminosi e grandi occhi verdi. Ha uno sguardo dolce, velato di malinconia e curiosità, che si accorda con l’espressione serena del volto.

L’abito rosso con risvolto verde contrasta con la camicetta bianca plissettata. Un drappo celeste a disegni oro le incornicia la testa e si annoda sotto il mento, ma lascia scappare alcune ciocche di capelli ricci e lucenti, alla moda veneziana. Indossa una collana e un modesto diadema, gioielli semplici di una popolana.

Per le caratteristiche esotiche e per l’abbigliamento insolito, il dipinto viene citato dalle fonti antiche come la “Zingarella”. Il mistero sulla sua identità e storia permane.


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