Giuseppe De Nittis («Peppino» per tutti) ha ventun anni quando nel ’68 arriva a Parigi. Piccolo di statura, ha un carattere solare e uno sguardo acuto e indulgente. Si ritaglia presto un posto al centro del variopinto mondo della capitale francese, di cui dipinge tutte le originalità.
Pochi mesi dopo si sposa con Léontine, che farà spesso da modella, impersonando la perfetta parigina alla moda, in tutte le stagioni e in ogni occasione, familiare o pubblica.

Anfitrione entusiasta, cucina felice per i suoi ospiti, mentre Léontine fa da padrona di casa. Presto i salotti delle diverse case dei De Nittis si trasformano in circoli artistico letterari: si possono incontrare da Émile Zola ai fratelli de Goncourt, da Édouard Manet ad Alfred Stevens, da Alphonse Daudet a Louis Edmond Duranty, non dimenticando James Tissot, Edgar Degas e Guy de Maupassant.

Una carriera fulminea e una vita intensa. Cantore della Belle Époque, è accolto nella “Banda” degli Impressionisti partecipando alla prima mostra del gruppo. Pochi anni dopo, grazie al successo ottenuto, viene insignito della Legion d’Onore. Un ictus interrompe questa fulgida ascesa, stroncando la vita dell’artista a soli 38 anni.

Nel primo centenario della morte, ricordiamo Giuseppe Gaetano De Nittis (Barletta, 25 febbraio 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 21 agosto 1884) che si era guadagnato la fama de il più parigino dei nostri pittori.
Quest’ultimo dipinto, Le Corse a Auteuil, fa parte delle opere che ho scelto per raccontare Le gioie della mondanità in un articolo sull’Aula di lettere di Zanichelli.
Buona lettura.
