Le luci della notte di Toulouse-Lautrec


Verso gli ultimi decenni dell’Ottocento gli artisti delle correnti post-impressioniste erano attratti dalla luce artificiale

Uno dei primi a cogliere le singolari possibilità espressive del nuovo mezzo è il conte Henri de Toulouse-Lautrec (Albi, 24 novembre 1864 – Saint-André-du-Bois, 9 settembre 1901). Lasciata la natia Albi, si trasferisce a Parigi per completare la sua preparazione in campo artistico: frequenta lo studio del pittore Fernand Cormon; visita spesso il Louvre e la galleria Duran-Ruel; stringe amicizia con molti artisti, tra cui Gauguin, Van Gogh e Degas. Come molti altri, era attratto dall’estetica non imitativa delle stampe giapponesi dell’Ukiyo-e che avevano invaso il mercato antiquario parigino dando vita al fenomeno del japonisme. 

Assecondando la propria indole, sospeso tra l’anticonformismo delle sue scelte di vita e l’aristocratico dandysmo, Toulouse-Lautrec è attratto dal mondo dei cafè scintillanti, e concentra la sua ricerca formale sui soggetti mondani, sulle esibizioni che sorprendono il pubblico per la disinvoltura provocante delle movenze delle scatenate danzatrici. Sfidando il perbenismo un po’ ipocrita della buona società, ritrae le scene di cui tutti si scandalizzano ma che tutti i benpensanti accorrono a vedere. 

E il Moulin Rouge era la scena perfetta per realizzare le sue opere. Aperto da Charles Zidler nel 1898 al numero 50 di boulevard de Clichy, il locale, reso famoso dal grande mulino posto sopra l’ingresso, era dotato di una grande pista da ballo centrale, attorniata da tavolini, vari ridotti e un giardino. 

É il luogo di ritrovo della mondanità. Il clou della serata era il momento del ballo la quadriglie naturaliste, una sorta di can-can, che aveva trovato nell’esecuzione acrobatica ed erotica della ballerina “la Goulue” (la Golosa) e di Valentine-Le-Désossé i suoi maggiori interpreti. L’effetto che la quadriglia aveva sui parigini, e in particolare il passo dello chaut, si può comprendere da un articolo de «Le Figaro illustré» del 1891 che racconta come i curiosi arrivavano al Moulin Rouge 

proprio nel momento psicologico in cui La Goulue stava eseguendo un passo impossibile da descrivere: balzi da capra impazzita, rovesciamenti all’indietro da pensare che si sarebbe spezzata in due, voli di gomme. Il pubblico scalpitava entusiasta.” 

Toulouse-Lautrec imposta il dipinto Dressage des nouvelles par Valentin-le-Désossé inquadrando il salone centrale del Moulin Rouge nel momento dell’esibizione. Il pubblico si assiepa sullo sfondo facendo cortina con un profilo merlato di cilindri neri. L’elegante signora in rosa, con collo di piume e ampio cappello, che in semi-profilo guarda l’esibizione, induce l’osservatore ad entrare nel quadro e a sentirsi spettatore.

Nel quadro tutto coinvolge, dall’inquadratura immediata che non tradisce uno studio attento dell’impostazione all’equilibrio nella distribuzione delle figure.

Lo spazio è creato attraverso un punto di vista ravvicinato organizzato per diagonali, a cui contribuiscono le linee del pavimento, chiazzate dall’ombra fugace dei ballerini. La scelta dei colori gioca tra le tenui sfumature e gli acidi delle luci contrapposte ai focati profondi dell’abbigliamento maschile del pubblico. Il dipinto, subito apprezzata dall’impresario Zidler, fu acquistato e collocato nel foyer del locale.

Qualche tempo dopo, nel 1892, Zidler indiva una gara per un manifesto che celebrasse i suoi ballerini e facesse pubblicità al suo locale.

In una lettera dell’ottobre di quell’anno, indirizzata all’amico belga Émile Verhaeren, Toulouse Lautrec scrive: 

“mi avete detto di comunicarvi quando uscirà qualcosa di mio. Sta per essere pubblicata una stampa originale della Goulue al Moulin Rouge. Ho tratto l’incisione da un mio dipinto o piuttosto si tratta di un’interpretazione trasposta del suddetto.” 

L’artista si aggiudica la commissione proponendo una scena molto vicina a quella già sperimentata nel dipinto, istituendo una sorta di complementarietà tra l’opera dipinta e quella litografata. Nel manifesto però elabora una tessitura cromatica che esalti l’efficacia del mezzo espressivo, secondo criteri di sintesi e concentrazione.

Semplifica all’essenziale l’impostazione, avvicina l’inquadratura, riduce i personaggi e approfondisce l’effetto da ombre cinesi del profilo sullo fondo degli spettatori. In primo piano Valentine-le-Désossé, delineato come una silhouette evanescente in grigio, lascia il centro della scena alla Goulue, figura in chiaro che sgambetta forsennata sotto i riflettori.

Il conte Toulouse-Lautrec ha concentrato nel dipinto prima e nel manifesto poi tutte le componenti che rendevano il Moulin Rouge l’attrattiva principale delle scintillanti notti di Parigi. 

Il testo fa parte dell’articolo Naturale e artificiale. La luce nei dipinti di Monet e di Toulouse Lautrec, dell’Aula di Lettere di Zanichelli, maggio 2019


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