Nei dipinti di Joseph Mallord William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851) s’inscena sempre il duello tra Uomo e Natura: una lotta senza appello, senza rinuncia, senza fuga. La Natura è dipinta rigogliosa, gli elementi atmosferici sono realizzati nella loro estrema e più devastante potenza, mentre l’uomo è sempre la parte più incerta, insicura, fragile.

La posizione che l’uomo occupa all’interno del quadro – che rappresenta per esteso il suo posto nel mondo – è sempre estremamente precaria: lo vediamo come una figuretta nera sulla barca che cede alla risacca e che non doma la corrente; o è il viandante che percorre malfermo il sentiero sdrucciolevole sull’orrido dirupo scosceso; oppure è lo spettatore inerme e impaurito di fronte all’eruzione di un vulcano.

Anche nei dipinti a carattere storico, lo sfondo e il paesaggio predominano sull’enfasi del mito, sulla compostezza della storia, sulla narrazione epica, a beneficio dell’esaltazione panteistica della natura.
Non è difficile rimaner abbagliati dalla luce accecante e vorticosa del bianco del sole, o perdersi nella nebbia del bosco o smarrirsi nella bruma che rende umide le architetture di Venezia.

Nell’ultima parte della sua vita Turner si dedica a pitture considerate non finite, ossia il tema diventa per il pittore del tutto secondario, ininfluente, e per questo evanescente di fronte allo scatenarsi degli elementi: aria, acqua, fuoco, terra, in una nuova creazione, in un nuovo primordiale big-bang, che annienta l’uomo e la sua presenza, lasciando spazio al puro colore.

Eppure Turner, pur arrivando di fatto a esiti di pittura che oggi senza dubbio potremo chiamare senza forma, “astratta”, non giungerà mai alla negazione del soggetto dei propri dipinti, perché storicamente impossibilitato a pensare a una privazione del contenuto.
Nei suoi quadri la forma della natura è quella del sublime, quella della vertigine che attrae e contemporaneamente repelle, che fa sentire l’uomo un granello di polvere in balia dell’universo.

Nelle tele di Turner il duello tra Uomo e Natura è sempre vinto dalla Natura: per questo Turner è uno dei più grandi romantici.

